Che ci fa un film Jugoslavo tra le recensioni di film cinesi? “桥”(Il Ponte) è un film Jugoslavo del 1969 che racchiude un po’ il senso di questa mia sezione del sito, quello cioè di utilizzare il cinema come “ponte” di conoscenza tra Italia e Cina. Questo film, nonostante non sia né italiano, né cinese, paradossalmente, è in grado di stabilire un ottimo “ponte” di connessione proprio tra Italia e Cina.

Tra le ragioni che possono spingere questo film a rientrare tra i film “cinesi” c’è quella che, durante la Rivoluzione Culturale, abbia raggiunto una diffusione davvero importante in tutta la Cina.

Non c’è cinese della generazione della Rivoluzione Culturale o delle nuove generazioni che non abbia visto o non abbia sentito parlare di questo film. Si potrebbe dire che sia entrato, dunque, nel bagaglio culturale della filmografia dei cinesi.

È inoltre curioso e simbolico il modo in cui ho conosciuto questo film, il merito è di mia suocera. Mentre guardavamo uno dei telegiornali di gennaio, un servizio trasmette una manifestazione delle sardine in cui si cantava Bella Ciao, mia suocera, che è cinese, a quel punto mi fa “la conosco anche io questa canzone, è una canzone Jugoslava!”. Io sgrano gli occhi e dico “Beh no eh! È una canzone che cantavano i partigiani italiani, divenuta canzone simbolo della Resistenza italiana ed europea, ma sembra da diversi studi che provenga da un riadattamento dei canti delle mondine piemontesi …”

Lei mi fa “davvero? Perché tutta la Cina la conosce e crede che sia una canzone Jugoslava. Tutta la Cina ha conosciuto questa canzone grazie ad un film molto popolare da noi. Il film è “桥”(Il Ponte) appunto. La canzone è molto bella a noi cinesi piace molto, dovremmo organizzare una volta di cantarla insieme italiani e cinesi.

Iniziamo una ricerca incrociata via web, lei fa una ricerca per vedere se le mia affermazione poteva essere supportata da fonti attendibili, io cerco il film. Dopo poco mi dice … “sembra che tu abbia ragione” ...

Anche la mia ricerca dura poco, mi è bastato scrivere in cinese su You Tube “ponte” “桥” e “film” “电影”ed eccolo che salta fuori. Un gruppo di partigiani jugoslavi decide di far saltare una via di comunicazione essenziale per gli occupanti tedeschi, del gruppo fa parte un partigiano che aveva partecipato anche alla Resistenza Italiana ed ora cercava di contribuire anche a quella Jugoslava, nel tentativo di cacciare i tedeschi anche dal suolo del suo Paese.

Questo livello di cortocircuito tra Italia e Cina dovrebbe farci riflettere un attimo sulla nostra storia se non proprio cancellata quanto meno occultata, se non addirittura riscritta. Ci dovrebbe far riflettere sulla potenza inesauribile delle vicende della Resistenza e di una canzone capace di Resistere a livello mondiale alle menzogne dei tanti Panza di turno italici, delle menzogne delle destre, della codardia delle false sinistre, ancora vittime del loro sbandamento ideologico post Muro di Berlino, finite definitivamente alla deriva “liberale, liberista, borghese”.

SINOSSI

Il gruppo di partigiani decide di far saltare una via di transito essenziale per le truppe occupanti naziste. Per farlo porta con la forza, contro la sua volontà, all’interno del gruppo incaricato dell’operazione, l’ingegnere responsabile della progettazione. L’ingegnere nel corso delle vicende e soprattutto alla fine, dopo aver visto la forza degli ideali, la disposizione al sacrificio dei partigiani, la crudeltà dei nazisti che uccidono un giovane partigiano adolescente dopo averlo accerchiato e disarmato, prende parte attiva all’operazione, compiendo lui stesso l’estremo sacrificio.

Sull’orlo del fallimento dell’operazione, quando il compagno che aveva il compito di portare in cima al ponte l’innesco viene fucilato dai tedeschi proprio mentre glielo porge, sarà proprio lui a compiere l’estremo atto: far saltare in aria la sua stessa opera, sacrificando la sua stessa vita, per poter dare la libertà al suo popolo.

Un film che visto oggi evidenzia tutta la relatività nella percezione del trascorrere del tempo. Visto oggi sembra che non siano trascorsi poco più di 50 anni ma almeno due secoli. Persone disposte a perdere la vita per degli ideali, ora nella fase drammatica in cui ci si vanta di essere post-ideologici, in cui si è gettato talmente tanto fango su degli ideali che dovrebbero essere le più alte aspirazioni di ogni uomo, che storie del genere sembrano remote fiabe dell’inizio dei tempi.

Vedere questo film oggi, in Italia significa ripiantare dei paletti, ristabilire quel che è giusto e che è sbagliato, chi è morto per la nostra libertà e chi per la nostra oppressione. Significa capire di cosa dovremmo andar fieri e di cosa ci dovremmo vergognare. Tutto il mondo canta Bella Ciao come segno inconfondibile di un momento di rinascita di un Continente e, perché no, di un mondo intero che aveva strappato la pagina più brutta scritta dall’umanità.

Ma dalle nostre parti ormai la moda maggiore è quella di accodarsi ai Panza di turno che per vendere qualche libro in più hanno iniziato a scrivere che in fondo oppressori e oppressi erano tutti uguali. Non è forse la più grande opera e aspirazione della borghesia quella di occultare la naturale divisione di classe del mondo capitalista?

Stefano DAlessandro
Author: Stefano DAlessandroWebsite: www.stefanodalessandro.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me

Sono nato il 26-12-1982 e mi sono laureato in Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit nella Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione dell'Ateneo Sapienza di Roma. Ho maturato esperienza negli uffici stampa di Associazioni Non Profit (Officina Culturale Arci La Freccia di Aprilia dal febbraio all'agosto del 2009), enti pubblici (ENIT Agenzia Nazionale del Turismo da marzo a ottobre 2010) e nell'agenzia di comunicazione Edi-press. Ho scritto di sport, cronaca e politica locale per il quindicinale il Caffè. Da sempre appassionato di nuove tecnologie e web ho deciso dopo l'esperienza del giornalismo di orientare la mia carriera professionale su questo nuovo fronte per passione e per arricchire le mie competenze professionali in maniera trasversale e poliedrica. Attualmente lavoro come web master/content manager di Avalon Instruments. Realizzo e sviluppo siti web ed effettuo lavori di grafica.


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