祝毛主席同志和我生日快乐!

Oggi è il compleanno mio e di Mao Ze Dong. Quando intorno ai trent’anni lessi per la prima volta la biografia di Mao, scoprendo con grande sorpresa che eravamo nati lo stesso giorno, io, ateo, tutt’altro che superstizioso o religioso, dovetti riconoscere che forse, il destino a cui non credevo e a cui non credo, poteva pur esistere e aver disegnato i punti fondamentali del corso della mia vita: l’amore, i miei ideali politici, il mio futuro … Tutto legato alla Cina e al Comunismo.

 

Quando dico ai cinesi che sono comunista ridono … A loro sembra strano ... Quando aggiungo che sono nato lo stesso giorno di Mao Ze Dong il loro riso si spezza, si trasforma improvvisamente in un’espressione di curiosa ammirazione.

Oggi a pranzo per festeggiare il mio compleanno tutta la famiglia italo cinese è riunita, io mia moglie, i miei genitori e quelli di mia moglie. Manca solo mio suocero che non ci ha potuto raggiungere per ragioni di lavoro.

Mia nonna mi chiede di tradurre a mia suocera “digli che quando sei nato per noi è come fosse nato un principe”, traduco e mia suocera risponde in cinese “beh in un certo senso è come se lo fosse, è nato lo stesso giorno di Mao, fondatore della patria ...”

Mi piace ricordare questo giorno con il compleanno che ho festeggiato due anni fa, ero a Pechino con mia moglie e andai, proprio quel giorno, a visitare il Mauseleo di Mao (毛主席纪念堂) il giorno del nostro compleanno.

Quel che mi è piaciuto particolarmente di quel giorno, di quella visita, è stato il profondo rispetto, il fiume di gente che ancora oggi, quotidianamente, si affolla a rendergli omaggio con profondo rispetto. Molti pensano che ormai di lui sia rimasto solo il simulacro, che la Cina, nonostante la simbologia comunista sia rimasta immutata, nonostante al potere ci sia ancora un Partito che continua a definirsi “Comunista”, sia ormai instradata verso un capitalismo avanzato e senza scrupoli.

ingresso mausoleo mao 01

A questo non so rispondere, non ho studiato così a fondo la materia. È vero che molti cinesi escono dalla miseria, ma è altrettanto vero che crescono in maniera spropositata le diseguaglianze. Non è un paradosso. Le cose possono coesistere e regolarle non è certo facile. So per certo che con Mao le diseguaglianze così come si vedono ora in Cina non si vedrebbero affatto. Non so se la Cina sarebbe sviluppata come ora, ma non si può certo dire neanche il contrario, come i detrattori del comunismo e come molti cinesi ora dicono. Non è detto che senza Deng Xiao Ping la Cina non si sarebbe sviluppata. Magari il processo sarebbe stato più lento ma meno tumultuoso.

L’unica cosa certa è che senza Mao e il Partito Comunista la Cina ora non sarebbe così. Non sarebbe unita e forte, sarebbe una serie di grandi provincie spezzettate e sotto l’influenza straniera: giapponese, americano, inglese.

Tiziano Terzani nel suo “La Porta Proibita” diceva che la Cina per svilupparsi e avviarsi verso una modernizzazione “democratica” doveva sbarazzarsi della salma di Mao, chiudere il Mausoleo e andare avanti. Troppo ingombrante simbolicamente quel corpo, troppo autorevole il personaggio.

Ritengo il suo approccio per quanto documentato errato. Per quanti anni abbia trascorso lui in Cina, per quanto abbia conosciuto a fondo la Cina, padroneggiato la lingua, assunto addirittura i costumi, indossato i vestiti cinesi, ritengo ancora il suo punto di vista troppo occidentale e borghese. A lui come a tutti gli occidentali piace la Cina “mistica”, “buddista”, “antica” e sottosviluppata. Gli piace la Cina di “Lanterne Rosse” perché quella Cina - che non è che un simulacro della vera Cina, quella reale in carne e ossa, fatta di più di un miliardo di persone – permette a noi occidentali di sentirci superiori tecnologicamente, economicamente, moralmente.

Noi occidentali così come non riusciamo a fare i conti con il nostro sporco passato colonizzatore così non riusciamo a fare i conti con il già conclamato declino del presente.

Racconto un aneddoto che riesce a sintetizzare alla perfezione questa situazione. Mia moglie ha lavorato per diversi anni a Pechino come guida turistica per italiani. L’itinerario classico del tour era: Shanghai, Xi’an, Pechino. Verso gli ultimi giorni del tour, di qualsiasi tour da lei condotto i turisti facevano la classica richiesta in maniera spazientita:

- “Allora adesso abbiamo visto i musei e i grattacieli, le città piene di palazzi e centri commerciali, i monumenti etc… ma quando ci fai vedere la vera Cina”

- “e quale sarebbe la vera Cina? Non è questa?”

- “la vera Cina è quella povera! Dove sono le casette piccole e i quartieri malfamati?”

Questo è il nostro sentimento ancora?

E ancora un altro punto fondamentale in Occidente ma soprattutto in Italia riguardo la memoria storica. Cosa sta succedendo con la memoria della Resistenza? Non la stanno riscrivendo da capo? Non stanno cercando di capovolgere la situazione? I martiti della Resistenza li stanno cercando di trasformare in aguzzini, gli assassini fascisti in “soldati che combattevano in buona fede”.

Ecco in Cina questo non avviene. Per quanto la situazione sia tumultuosa e magmatica, per quanto la discussione se la Cina sia ormai un Paese capitalista a tutti gli effetti o sia, invece, un paese dal “Socialismo con caratteristiche cinesi” (中国特色社会主义) sia quanto mai accesa, su un punto la Cina ha un punto fermo che nessun cinese mette in discussione, che sia membro del governo o sia un operaio o un commerciante o un qualsiasi cittadino…

没有毛泽东,没有共产党,没有新中国!

Senza Mao e senza il Partito Comunista cinese non ci sarebbe la nuova Cina. E non è un sentimento dovuto alla Propaganda Comunista come i moralizzatori occidentali in cattiva fede vorrebbero farci credere. La cosa è molto, molto più semplice del previsto. Il fatto è che quando i Comunisti hanno vinto in Cina hanno cacciato i fascisti su un’isoletta invece di liberarli per la “pacificazione nazionale”. Dopo la vittoria nessuno ha potuto più dire, neanche per strada o al bar, che gli sconfitti in fondo erano in buona fede … Nessuno si azzarda a dirlo perché gli unici a pensarlo erano i mercenari di Chang Kai Shek con lui cacciati a Taiwan. Il popolo oppresso, affamato e liberato dalla povertà, della guerra e dai “diavoli stranieri” giapponesi e occidentali che occupavano la Cina con il benestare di Chang Kai Shek sapeva di chi era il merito della liberazione e continua a saperlo ancora oggi, nonostante tutto.

Per questo il corpo di Mao deve rimanere lì e per questo dovremmo anche noi in Occidente rispettare gli altri senza dire cosa devono e dovrebbero fare. Piuttosto dovremmo occuparci di rispettare il nostro passato senza tentare di riscriverlo così come fa comodo alla borghesia e ai potenti di oggi.

Pensare non solo a Tian An Men ma soprattutto a Genova e alla Diaz ….

Per tutto questo mi sento proprio di dire oggi

祝你毛主席神日快乐!

Tanti auguri a noi Compagno Mao!

Stefano DAlessandro
Author: Stefano DAlessandroWebsite: www.stefanodalessandro.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me

Sono nato il 26-12-1982 e mi sono laureato in Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit nella Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione dell'Ateneo Sapienza di Roma. Ho maturato esperienza negli uffici stampa di Associazioni Non Profit (Officina Culturale Arci La Freccia di Aprilia dal febbraio all'agosto del 2009), enti pubblici (ENIT Agenzia Nazionale del Turismo da marzo a ottobre 2010) e nell'agenzia di comunicazione Edi-press. Ho scritto di sport, cronaca e politica locale per il quindicinale il Caffè. Da sempre appassionato di nuove tecnologie e web ho deciso dopo l'esperienza del giornalismo di orientare la mia carriera professionale su questo nuovo fronte per passione e per arricchire le mie competenze professionali in maniera trasversale e poliedrica. Attualmente lavoro come web master/content manager di Avalon Instruments. Realizzo e sviluppo siti web ed effettuo lavori di grafica.


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