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Sabato 25 aprile mi sono alzato presto. Cioè presto per essere sabato secondo i miei parametri. Le 7:30 di sabato per me è come fosse l'alba. Ma il pensiero di Borghezio e company già in pullman verso Campoverde mi ha buttato giù dal letto peggio di una secchiata d'acqua.
Tonino, compagno della sezione di Campoleone passa a prendermi per andare insieme con Domenico al presidio organizzato dall'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) di Aprilia.

Il motivo del presidio è semplice. Tre anni fa la neonata sezione apriliana dell'ANPI denuncia una cosa che per oltre 60 anni è avvenuta in maniera del tutto spontanea e inosservata. Considerata dai più innocua, da qualcuno derubricata a folclore locale legato alle origini degli ex immigrati veneti scesi in terra pontina durante il ventennio o subito dopo la seconda guerra mondiale.

Un gruppo di nostalgici fascisti ogni 25 aprile rende omaggio ai caduti del battaglione fascista della XMAS.

cippo fascista 25 aprile 2015 campoverde rit

Arriviamo a Campoverde verso le 9, lo spettacolo a cui mi abbiamo assistito da lì in poi è stato a dir poco deprimente. Pochi sparuti partigiani e compagni, una quarantina massimo, presenti per difendere una storia dimenticata. La Resistenza da cui è nata la Costituzione e la libertà di cui godiamo tutt'oggi.
Di fronte ci troviamo un centinaio di nostalgici fascisti. Tra noi e loro la polizia, urla provocatorie (giunte più da parte nostra ad essere sinceri), cori da stadio, diti medi alzati e Borghezio circondato da un capannello di nostalgici.

Di positivo ricordo solo che ad un certo punto Agnese, compagna tesserata nell'Anpi di Aprilia e nella sezione del Partito Comunista d'Italia di Campoleone ha iniziato ad intonare a cappella Bella Ciao voce e testa alta, senza sbagliare una nota.  Noi abbiamo l'abbiamo seguita in coro come abbiamo potuto, secondo le capacità canore di ognuno.

La retorica della nuova "sinistra" al potere, la retorica post-partitica grillina sostiene che la contrapposizione fascisti-comunisti sia una cosa fuori dal tempo seppellita sotto le macerie del muro di Berlino.

Se è davvero così perché noi eravamo così pochi e loro così tanti? Perché ogni anno che passa noi diminuiamo e loro aumentano? Perché loro riescono a far venire un dirigente nazionale di un partito politico e noi neanche un consigliere comunale del gruppo di sinistra?

Riflettevo pensando a questo e a quanti politici di centro destra avessi sentito abiurare il fascismo e quanti, invece, a sinistra hanno speso tutto loro stessi per prendere le distanze dal comunismo. Una lotta impari. Napolitano ha definito la sua appartenenza al PCI un "peccato di gioventù" (una gioventù durata almeno 60 anni), Vendola per criticare l'Italicum lo definisce Sovieticum. La Russa qualche anno fa, quando era ministro dell'Interno durante i festeggiamenti del 25 aprile disse che dovevamo anche comprendere chi "in buona fede" lottò per la Repubblica di Salò.

Allora mi viene da pensare che forse non sono finite le ideologie, piuttosto c'è n'é una che sta vincendo per colpa di diversi fattori - senza dubbio la sconfitta dell'Unione Sovietica ha pesato molto - tra cui non si può non considerare il tradimento degli ideali di molti uomini che hanno passato una parte consistente delle proprie vite e carriere politiche sotto la bandiera comunista che ora rinnegano un giorno sì e l'altro pure.

Finito il presidio sono tornato ad Aprilia perché avevo promesso a papà e mamma di pranzare con loro nel bar di famiglia, prima dell'ora di pranzo insieme ad altri compagni dell'Anpi sono andato al corteo commemorativo organizzato dall'amministrazione comunale apriliana in ricordo del 70° anniversario della Liberazione. Aprilia fa parte di una di quelle zone coinvolte nei drammatici scontri seguiti allo sbarco di Anzio.

Ironia della sorte: Aprilia è stata fondata dal tiranno Benito Mussolini il 25 Aprile 1936, stesso giorno della caduta del suo regime nel 1945.

Il corteo dopo il deposito della corona di fiori sotto il monumento ai caduti si è diretto nell'aula del consiglio comunale. Il Sindaco Antonio Terra dopo la proiezione di un bel filmato montato dall'Associazione Factory 44 (attiva nel recupero della memoria dei fatti storici e bellici che hanno coinvolto Aprilia durante la seconda guerra mondiale) che ha ricostruito i giorni ed i mesi compresi tra lo sbarco d'Anzio e la Liberazione, ha pronunciato un discorso di circostanza sull'importanza dei valori della Resistenza e bla bla bla. Cose del genere.

Mentre recitava quelle parole scontate mi sono diretto nel corridoio che conduce dal Consiglio Comunale al gabinetto e lì erano ancora belle in mostra alcune foto storiche, quelle della fondazione di Aprilia, dove campeggia uno scatto del tiranno in posa propagandistica (e pubblicitaria forse) di lui alla guida di un trattore Fiat nell'atto della fondazione di Aprilia.

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Un altro scatto immortala Benito Mussolini affacciato dal balcone della casa del Fascio affiancato dal gerarca nazista Rudolph Hesse.

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Ora io non sono assolutamente a favore della cancellazione della storia, piuttosto sostengo il bisogno di conoscerla a fondo. Pronunciare certe parole di circostanza sul valore della Liberazione mentre alle tue spalle sono ancora esposte foto propagandistiche scattate molto probabilmente dall'ufficio stampa di regime mi pare un tantino incoerente.

Non propongo affatto la rimozione di quelle foto ma una didascalia accurata che spieghi chi sono quei signori e quali crimini hanno commesso contro l'umanità ed il popolo italiano.

Senza tali spiegazioni un ragazzo che entri in consiglio comunale e che abbia il bisogno di andare al gabinetto troverebbe quelle foto, le vedrebbe, cosa penserebbe? Chi è questo signore? Un contadino? Il Sindaco di Aprilia dell'epoca? Boh! Se qualcuno gli dicesse solamente che è stato il fondatore di Aprilia, senza poi aggiungere che il Fascismo non ha causato solo milioni di morti innocenti, fame e povertà in Italia e in Europa ma anche qui ad Aprilia, quel ragazzo sarebbe portato a pensare che quel signore sul trattore in fondo non ha fatto cose così cattive nella sua vita.

La storia non va rimossa, va conosciuta a fondo.

Non è questa la prima figuraccia del Sindaco Terra sul Fascismo e la Resistenza. A Campoleone in occasione dell'inaugurazione in pompa magna di una targa in memoria dei caduti della seconda guerra mondiale ricordò il primo caduto campoleonese del conflitto: Orfeo Antonelli. Chi era? Nessuno se lo è chiesto? Nessun giornale locale (eccezion fatta per un mio articolo uscito sul Caffè di Aprilia che ripubblico su questo mio sito. Lo potete andare a leggere cliccando su questo link) è andato a scavare su chi fosse quella persona. Un partigiano? Un civile? Macchè! Era il gerarca campoleonese. 

È una mia invenzione per mettere in cattiva luce l'attuale amministrazione essendo io un loro avversario politico?

Sono ricorso ad una fonte piuttosto attendibile: Orfeo Mora, nipote del gerarca morto, presente alla cerimonia. Ho chiesto ad Orfeo, tutt'ora orgogliosamente fascista e lui ha confermato "certo che era mio zio!".

Andando via dal consiglio comunale incontro un civatiano apriliano. Ci fermiamo a chiacchierare piacevolmente del più e del meno. Gli chiedo curioso? "Ho saputo che siete usciti dal direttivo del PD di Aprilia, adesso che fate?"
"Veramente non mi sono mai dimesso. Non ho rinnovato la tessera quest'anno" mi risponde "insieme agli altri della corrente abbiamo preso in gestione un giardino di aranci, lo gestiamo, ripartiamo dalla terra.
Non è una notizia di Lercio, me lo ha detto davvero!

La sinistra è sparita, annientata e umiliata tra le sue lotte intestine, ridotta all'ortofrutticola, incapace di farsi comprendere dalle persone per il semplice motivo che ha iniziato a scopiazzare la destra cedendo all'egemonia culturale borghese.

Mentre tornavo a casa una scena riecheggiava nella mia memoria breve, come un motivetto ossessivo che non riesci a scacciare. Prima di tornarcene ad Aprilia dal presidio di Campoverde di fianco a noi passa una famigliola nostalgica del fascismo, moglie, marito e bimbo neonato. Il piccolo lo teneva amorevolmente in braccio il papà.
Un compagno gli urla "aò ma pure i bambini portate?" il papà si gira stizzito, ci fissa e poi a muso duro prende il pugnetto destro del piccolo e lo alza a mò di saluto romano.

È questo il futuro dell'Italia?

Questo articolo è stato pubblicato anche dal Giornale del Lazio. Clicca per scaricare.

Stefano DAlessandro
Author: Stefano DAlessandroWebsite: www.stefanodalessandro.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me

Sono nato il 26-12-1982 e mi sono laureato in Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit nella Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione dell'Ateneo Sapienza di Roma. Ho maturato esperienza negli uffici stampa di Associazioni Non Profit (Officina Culturale Arci La Freccia di Aprilia dal febbraio all'agosto del 2009), enti pubblici (ENIT Agenzia Nazionale del Turismo da marzo a ottobre 2010) e nell'agenzia di comunicazione Edi-press. Ho scritto di sport, cronaca e politica locale per il quindicinale il Caffè. Da sempre appassionato di nuove tecnologie e web ho deciso dopo l'esperienza del giornalismo di orientare la mia carriera professionale su questo nuovo fronte per passione e per arricchire le mie competenze professionali in maniera trasversale e poliedrica. Attualmente lavoro come web master/content manager di Avalon Instruments. Realizzo e sviluppo siti web ed effettuo lavori di grafica.


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