Sviluppo

Risolvo

Creo

Sabato 4 aprile sono tornato a vedere una partita allo stadio dopo più di un anno. Fino a pochi anni fa sono stato un tifoso (milanista) incallito. Negli ultimi tempi però ho iniziato a perdere quasi del tutto ogni appetito calcistico per diversi motivi che non sto qui a dire (ci tornerò su in un prossimo articolo o forse in un piccolo saggio).
Confesso che non avevo molta voglia di andare ma la mia ragazza sì e siccome il mio più grande desiderio è soddisfare tutti i suoi, ho comprato con grande entusiasmo due biglietti per Roma-Napoli.
Dagli spalti dei distinti est ho assistito a due spettacoli, uno gradevole (la partita), uno rivoltante (quel che avveniva sugli spalti).
La partita è stata abbastanza divertente, la Roma ha giocato abbastanza bene sprecando un po' troppe occasioni. Ma non vorrei parlare neanche di questo. Quel che mi ha continuato a girare nello stomaco dopo la partita e nei giorni a venire fino ad oggi è stato l'altro disgustoso spettacolo, quello degli spalti.
Non ho nessuna antipatia verso la tifoseria della Roma, anzi. Il mio è un giudizio che chiama in causa tutte le tifoserie da quelle di serie A fino a quelle dei club dilettantistici in cui ho militato fino ai 20 anni. Il mio è un giudizio di un trentaduenne stufo di vedere certi atteggiamenti dentro e fuori gli stadi.

Lo spettacolo è iniziato con il celeberrimo striscione alzato dalla Curva Sud romanista indirizzato alla mamma di Ciro Esposito, accusata di speculare sulla morte del figlio. Mi astengo dal commentarla in questo momento, già tanto si è scritto. Vorrei analizzare un po' più a fondo il quadro culturale che può aver generato questo. Un'analisi che manca sui giornali, sui siti di informazione, nei dibattiti pubblici, nelle chiacchierate al bar.

roma napoli ciro espositoNessuno mi sembra più in grado di analizzare il quadro in cui avvengono gli eventi, la cornice che ritaglia la scena, la cornice che indirizza il pensiero verso alcune strade piuttosto che altre.
Quando ho visto i tifosi romanisti alzare lo striscione che recitava "Che cosa triste... lucri sul funerale con libri e interviste!" (scritto con caratteri fascisti, come tutti gli striscioni di tutte le tifoserie italiane) ho iniziato a riflettere su cosa avesse portato a tutto questo. Un tifoso napoletano è stato ucciso da un tifoso romanista prima di una partita che non c'entrava niente con Roma-Napoli. Cioè, sarebbe stato grave anche se fosse successo durante Roma-Napoli ma questo indizio è sintomo di una malattia ancor più grave della "violenza negli stadi", frame rassicurante con cui i media inquadrano eventi del genere.
Diverse fonti giornalistiche ricostruiscono i fatti di quel 3 maggio 2014 che in sintesi sembrano essere questi: un autobus in cui viaggiavano tifosi napoletani diretti allo stadio Olimpico viene aggredito da un gruppo di tifosi romanisti, tra cui Daniele De Santis (personaggio appartenente alla scena dell'estrema destra romana). A quel punto alcuni tifosi napoletani reagiscono e nella colluttazione De Santis riceve 4 coltellate, lui reagisce sparando alcuni colpi d'arma da fuoco, uno di questi raggiunge Ciro Esposito causando quelle ferite che lo porteranno alla morte.
Cosa ha causato tutto questo? La violenza negli stadi? Credo che questo caso sia emblematico di un ulteriore aggravamento della faccenda. Questa spiegazione reggeva poco in passato, dopo il caso Ciro Esposito si rende manifesta tutta la sua infondatezza.
La Roma non c'entrava niente nella disputa, la partita riguardava la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. Storica avversione tra due tifoserie? Ogni persona che conosca minimamente l'ambiente calcistico sa che in passato le due tifoserie erano addirittura gemellate. è vero che nel corso degli ultimi anni sono sorti degli scontri ma a cosa sono stati dovuti? Rivalità calcistiche? Le due squadre non hanno mai rivaleggiato per obiettivi simili: la Roma nella sua storia recente, negli ultimi 30 anni quando ha lottato per lo scudetto o per troferi europei ha trovato di fronte a se Juventus, Inter o Milan. Nessun altro.
Come sono arrivate allora ad odiarsi a tal punto?
I media dell'informazione hanno ricostruito tutta la vicenda come fanno sempre: raccolgono materiale (foto interviste, dichiarazioni di protagonisti, autorità, "esperti") poi scrivono una sceneggiatura con protagonisti, antagonisti, martiri e carnefici, buoni e cattivi. Il sistema economico, l'ambiente culturale che circonda i personaggi non esiste. La società non esiste, esistono solo gli individui. Il mantra della Tatcher è il mantra dei media.
In questo caso De Santis è un pazzo carnefice, Ciro Esposito la vittima. Così secondo la narrazione dominante. Secondo i tifosi romanisti probabilmente è il contrario (durante la partita è apparso uno striscione che recitava "Forza Daniele", cioè Daniele De Santis, l'assassino di Ciro Esposito) ma questo non cambia il quadro. Quella dei tifosi romanisti non è altro che un'interpretazione opposta dei fatti non è un ragionamento più ampio.

ALLARGARE LO SGUARDO

forza danieleHo iniziato ad allargare lo sguardo dalla curva al Paese, agli anni che stiamo vivendo ai discorsi sui giornali, in tv, sui social network e al bar tenendo fisso l'orecchio ai cori della tifoseria romanista.
I comici di Zelig che interpretano lavoratori fannulloni del sud Italia. Striscia la notizia, condotta da uno dei più onerosi evasori fiscali d'Italia, Ezio Greggio, che lancia servizi quotidiani contro piccoli truffatori del sud Italia, queli che una volta sarebbero stati considerati "ladri di polli". I telegiornali italiani che ogni giorno scovano casi di malasanità o altre truffe al sud. I tifosi laziali che sbeffeggiano i tifosi romanisti per il gemellaggio con "i napoletani zingari".
Mentre rifletto su queste cose le mie orecchie ascoltano "Faccetta nera" riadattata ad un coro di supporto della Roma. Mentre rifletto su queste cose le mie orecchie ascoltano "Napoletani zingari, napoletani colerosi"
Walter Veltroni che dopo i fatti della Caffarella dice "lo sicurezza non è nè di destra, nè di sinistra". La Lega Nord supera la soglia dell'11% durante gli anni d'oro del Berlusconismo tra slogan xenofobi e accuse di eccessivi sprechi verso il sud Italia.

IL QUADRO È COMPLETO.

Ciro e Daniele sono due pedine di un sistema dove lo sport non è altro che desiderio di sopraffazione. Un ambiente dove trovare un gruppo che protegga la propria autostima, il proprio sè. Nella vita sei niente? Sei disoccupato? Al lavoro sei umiliato e offeso? Non importa! Ti puoi rifare col tuo capo se tifa per il Inter, Lazio, Juve, Milan e la Roma vince lo scudetto.
"Dimmi chi è chi è che mi fa sentì importante / anche se non conto niente" canta Venditti in "Grazie Roma" inno giallorosso.
Ha centrato il punto. Sentirli cantare questa parte del brano dopo che avevano battuto il Napoli e inneggiato ad un assassino mi ha fatto provare prima rabbia e poi pena per loro. Me li immagino il lunedì al lavoro quando cercano di riscattarsi col superiore che tifa un'altra squadra oppure (forse peggio) quando si danno pacche sulla la spalla con lui perché tifano la stessa squadra, credono di stare al loro stesso livello. Me li immagino quando vengono licenziati per qualche "ristrutturazione aziendale". Perché non ce la facciamo più troppe tasse, chiudiamo l'azienda e la riapriamo in Polonia e noi comunque non rinunciamo alle vacanze a Sharme el sheik. Me li immagino lacerarsi dentro e prendersela coi napoletani o con gli zingari. Perché tanto darebbero a loro la colpa anche del licenziamento.
Non si sentono niente e vogliono sentirsi qualcuno. La società globalizzata vuole una società di consumatori e basta. Non gli servono più neanche i lavoratori (avete presente i droni di Amazon?). Dovete comprare e zitti. La società capitalista industriale di stampo fordista ci voleva far lavorare sempre di più. Ora non ci vogliono neanche far lavorare. Vai al centro commerciale e spendi quel che hai se ce l'hai altrimenti zitto e vai a vedere la partita allo stadio.

Umiliato e offeso al lavoro? La società, lo sfruttamento non esistono. Non importa! Ti riscatterai allo stadio se la Roma, la Juventus o il Milan vincono lo scudetto. E poi se vinci o non vinci non fa niente. Ci sono napoletani e zingari che fanno più schifo di te e puoi aggredirli o insultarli. I milanesi insultano i romani (non vi dico cosa cantano i milanisti contro le mamme romane ...), i veronesi i romani i terroni e gli zingari e via dicendo.
E allora ho avuto un lapsus cinematografico, ho ripensato a "La marcia su Roma", quando Tognazzi chiede a Gassman "ma allora vuoi dire che se divento fascista anche se non sò nessuno, divento qualcuno?" "Esattamente"! chiosa entusiasta Gassman. Esattamente.

https://www.youtube.com/watch?v=1DcqrQM-QhE
Le curve oggi mi danno il voltastomaco.

Ciro e Daniele non sono vittima e carnefice, sono la diretta conseguenza di quel che accade dentro e fuori le curve. Ciro e Daniele sono il prodotto dei cori razzisti e xenofobi che si cantano a squarciagola in tutte le curve italiane "Napoletano zingaro" "romane p....ne" "veronesi tutti appesi" "milanesi tutti appesi" e via dicendo. Se dentro gli stadi si cantano certe cose (relegate colpevolmente a rango di sfottò), se fuori gli stadi partiti razzisti superano puntualmente il 10% perché stupirsi se un gruppo di persone arriva ad odiare talmente tanto un altro gruppo di persone da arrivare a lanciare bombe carta contro un pullman solo perché al suo interno viaggiano delle persone che hanno la "colpa" di essere napoletani? Perché stupirsi se nasce una collutazione dalla quale spuntano coltelli e pistole?
La cosa assurda è che neanche davanti all'assassinio un gruppo così ampio di persone come può esseere la curva giallorossa non abbia deciso di fare un passo indietro e fermarsi. Avanti tutta. Daniele stiamo con te, gli hanno fatto sapere dalla curva. L'assurdo clima razzista delle curve non si ferma neanche davanti all'assassinio. Il sistema più marcio non può essere.
Ciro e Daniele non sono un eroe o un carnefice sono due terminali di un sistema marcio che cova nel grembo di un capitalismo globale sempre più feroce e invisibile.
Ciro e Daniele non sono nè eroe nè carnefice. Sono due terminali di un sistema marcio che cova nel grembo di un capitalismo globale sempre più feroce e invisibile.

Stefano DAlessandro
Author: Stefano DAlessandroWebsite: www.stefanodalessandro.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me

Sono nato il 26-12-1982 e mi sono laureato in Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit nella Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione dell'Ateneo Sapienza di Roma. Ho maturato esperienza negli uffici stampa di Associazioni Non Profit (Officina Culturale Arci La Freccia di Aprilia dal febbraio all'agosto del 2009), enti pubblici (ENIT Agenzia Nazionale del Turismo da marzo a ottobre 2010) e nell'agenzia di comunicazione Edi-press. Ho scritto di sport, cronaca e politica locale per il quindicinale il Caffè. Da sempre appassionato di nuove tecnologie e web ho deciso dopo l'esperienza del giornalismo di orientare la mia carriera professionale su questo nuovo fronte per passione e per arricchire le mie competenze professionali in maniera trasversale e poliedrica. Attualmente lavoro come web master/content manager di Avalon Instruments. Realizzo e sviluppo siti web ed effettuo lavori di grafica.


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