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Al centro Gong Li nel ruolo di Jiazhen, moglie di Fugui

È senz’altro uno dei capolavori assoluti del cinema cinese e del suo regista più famoso, il grande Zhang Yimou. Il film è tratto da un romanzo di Yu Hua e presenta più o meno la stessa struttura di Addio mia concubina, una vicenda privata che intreccia la storia cinese recente.  L'arco temporale dell vicenda, dunque, è quello che parte dalla guerra civile tra il Guomingtang di Chang Kai Sheck e i Comunisti di Mao e giunge al termine della Rivoluzione Culturale.
Fugui figlio di una famiglia nobile sulla via della decadenza gioca e perde ai dadi le ultime proprietà. Rimasto insieme alla sua famiglia senza un tetto, mendica gli ultimi averi per racimolare il necessario per un appartamento in affitto. Sistemata la bella moglie (Gong Li) i due figlioletti e l’anziana mamma, chiede a colui che gli ha ha strappato tutti i suoi averi ai dadi una piccola somma per aprire un negozio. L’ex avversario non è tipo da prestiti, gli regala però un vecchio baule di marionette cinesi con il quale il povero Fugui inizia a guadagnarsi da vivere girando i paesi limitrofi, dopo aver tirato su una improvvisata compagnia teatrale.

Ma il suo tentativo di ricostruirsi una vita per sé e la famiglia viene presto interrotto dalla guerra civile. Fugui viene catturato dalle truppe di Chang Kai Sheck e portato in guerra, sparisce senza poter nemmeno lasciare sue notizie alla moglie.
Proprio quando inizia a perdere ogni speranza di ritorno arriva l’Armata Rossa di Mao: Fugui viene liberato e torna finalmente a casa. Al suo rientro trova la moglie Jiazhen disperata, costretta a consegnare acqua calda a domicilio per tirare avanti. La figlia maggiore Fengxia nel frattempo ha perso la voce.
Con il ritorno del marito la famigliola inizia, di nuovo, una risalita, il lavoro è umile,  faticoso, ma si guadagna il necessario per vivere dignitosamente. Mao lancia la campagna per il grande balzo in avanti. In paese si racimola di tutto: pentole, chiodi, vecchi arnesi e manufatti metallici: tutto viene raccolto dalle comuni popolari per la produzione di acciaio. Uomini, donne e bambini vengono tutti impiegati nell’industria manufatturiera per l’industrializzazione del Paese.

Il vecchio avversario ai dadi di Fugui viene processato e ucciso in piazza come reazionario borghese. Il commissario politico cittadino aveva ordinato al neo proprietario di dividere i suoi appartamenti con chi non aveva un tetto, il suo diniego gli costa la vita.
È in questa scena che si rende evidente in maniera plastica l’influenza maggiore dell’opera: la filosofia Taoista. Questo è il grande punto che solca la differenza tra questo film e Addio mia concubina e aggiunge un punto di interesse. Non solo una vicenda privata che interseca vicende storiche, ma incide anche un profondo legame con la filosofia antica della Cina che permea il corso delle vite dei cinesi e del corso degli eventi storici.
La sciagura diventa fortuna, la fortuna sciagura, il positivo diventa negativo e viceversa in un continuo ribaltarsi senza fine.
E proprio mentre le cose sembravano mettersi meglio per la famigliola di Fugui un’altra tegola casca sulle loro spalle: è durante il periodo del balzo in avanti che il secondogenito di Fugui, suo unico figlio maschio, rimane vittima di un incidente di lavoro.
La voglia di vivere sembra difficile da trovare in certi momenti ma la famiglia trova la forza di andare avanti nella piccola Fengxia che diventa adolescente e poi donna nel bel mezzo della Rivoluzione Culturale.
Il socialismo non si può costruire se prima non cambia l’uomo e la sua cultura. Tutta la cultura antica, la religione, la filosofia, il buddismo e il confucianesimo sono retaggi del passato feudale da spazzare via. Le vecchie religioni, i vecchi personaggi e riti vengono sostituiti dai nuovi riti del socialismo di Mao. Fengxia si sposa vestita da guardia rossa e al matrimonio vengono regalati al posto di statuette di budda e incenso libretti rossi e ritratti di Mao.

Fengxia e il marito dipingono il volto di Mao. È il periodo della Wén gé 文革, la Rivoluzione Culturale Fengxia rimane incinta, il felice annuncio riporta la gioia persa dalla famiglia dopo la morte del figlio. Ma la gioia non dura troppo, il parto di Fengxia avviene in piena Rivoluzione Culturale e tutti i primari e medici più esperti sono stati ormai cacciati come reazionari borghesi, gli ospedali vengono gestiti da studenti improvvisati medici.
Il parto presenta delle complicazioni e Fengxia muore dando alla luce il figlio.
In questo ultimo tragico avvenimento c’è tutta la storia della Cina degli ultimi due secoli. Neanche le più immani tragedie piegano questo popolo. Nello sconforto più totale si deve necessariamente trovare la forza per andare avanti. Non ci si può fermare a piangere il dolore del passato e del presente. Un’altra vita è sorta e bisogna sostenerla.

Stefano DAlessandro
Author: Stefano DAlessandroWebsite: www.stefanodalessandro.itEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me

Sono nato il 26-12-1982 e mi sono laureato in Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit nella Facoltà di Scienze politiche, Sociologia e Comunicazione dell'Ateneo Sapienza di Roma. Ho maturato esperienza negli uffici stampa di Associazioni Non Profit (Officina Culturale Arci La Freccia di Aprilia dal febbraio all'agosto del 2009), enti pubblici (ENIT Agenzia Nazionale del Turismo da marzo a ottobre 2010) e nell'agenzia di comunicazione Edi-press. Ho scritto di sport, cronaca e politica locale per il quindicinale il Caffè. Da sempre appassionato di nuove tecnologie e web ho deciso dopo l'esperienza del giornalismo di orientare la mia carriera professionale su questo nuovo fronte per passione e per arricchire le mie competenze professionali in maniera trasversale e poliedrica. Attualmente lavoro come web master/content manager di Avalon Instruments. Realizzo e sviluppo siti web ed effettuo lavori di grafica.


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